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La nascita del pazzo ( la perdita dell’intero )

L’errore di ritenere che l’intero corrisponda alla somma delle singole parti è l’errore del genitore che cerca di salvare un figlio dalla pazzia; in verità nell’uomo non c’è risultato.
Innanzitutto conviene stabilire, per ovvi motivi, l’impossibilità di analizzare la nascita del pazzo dal punto di vista del soggetto (io non posso scrivere come nasco); si dovrà perciò ricorrere agli effetti generati dal processo: in tal senso la migliore materia prima saranno le azioni-reazioni del genitore davanti allo sviluppo del figlio anormale.
Occorre dirvi, inoltre, che il corpo del folle è per definizione una macchina organico-surreale. L’organismo non utilizzato di un demente, io per esempio, rivela per intero un eccesso che si struttura in cellule, membrane, nervi, filamenti, muscoli, gambe, braccia, occhi ecc… io non uso il corpo secondo il gusto e l’utilità comuni, a che cosa mi serve un tale apparato? Divento così emblema di un troppo: organico per costituzione, surreale per la mancanza di senso logico (avremmo potuto non respirare, non avere sangue, non necessitare dei tessuti adiposi… invece non ci manca niente di quello che sarebbe potuto mancare, perché?)
Procediamo verso il momento che ci interessa, cioè quello dell’azione, quando il padre interviene nel processo metabolico per cercare di salvare il figlio.
Dapprima il genitore lavora sul braccio, con gesti mirati a sciogliere i globuli coagulati, per dare nuova elasticità ai movimenti; poi passa al collo ed alle gambe, supponendo che il sangue segua il movimento

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della marea l’uomo punta i piedi del figlio verso il basso per riportarli in alto e così via. L’attenzione si sposta quindi allo stomaco: esiste netto, dietro una serie di minuscoli tubi per il passaggio di materiale solido, un contenitore vitreo per le budella, il fegato, le reni; il compito consiste nell’aprire delicatamente lo scrigno, prendere ogni organo e riorganizzare tutto con logica maggiore. Arriviamo così al cuore: il genitore inserisce il palmo della mano nella carne ed estrae il cono pulsante passando dalla stessa ferita; a volte il padre bacia il piccolo generatore di vita tingendosi le labbra di sangue caldo, a volte lo culla per regalargli una pace che non avrà più, a volte semplicemente lo piange come vestigia del proprio bambino.
È proprio qui l’errore! Il sentimentalismo genera fiducia e l’amore paterno si convince che tutto stia andando per il meglio.
- Adesso sì ci siamo, tutto andrà a posto, piccolo!
Ma ancora non si è considerato il cervello. Nel contatto tra mani e materia cerebrale si ha il primo scambio non univoco; il padre avverte una scossa profonda che corrisponde alla potenza del pensiero in una porzione infinitesimale di tempo. La soluzione sarebbe nel guidare tale potenza, ma come fare? Non conoscendo il modo l’uomo usa le dita come può, toccando e massaggiando, cercando di organizzare in una forma la materia sparsa. A breve la stanchezza diventa insopportabile e l’azione si affievolisce fino a spegnersi: il genitore ha fatto tutto ciò che gli era possibile.
Il piano d’insieme rivela, con luce cruda, che l’intervento sulle parti non ha suscitato alcun miglioramento: il pazzo è pazzo e resta pazzo, l’anomalia è stabilita. Al padre non resta che piangere.
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